Autore: Mario ( JohnMcLane )
Pubblicato: Sabato, 14 Giugno 2008 - 08:00
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Mettiti l'anima in pace, e inizia a fare amicizia con quel pulsantino piccolo piccolo tra i sedili...
In meno di venti secondi capirai che, come la lampada di un moderno Aladino strofinandola a dovere: divide la routine dalla fuga, la noia diviene allegria, la stanchezza non sai come si trasforma in euforia la serietà diventa gioco la ragione inspiegabilmente sogno le ore scompaiono, e resta il tempo del tetto resta solo il cielo e questo sarebbe anche normale, il buio appare notte, e non fa più paura, le stelle sono solo lampioni più lontani, l'aria miracolosamente attraversa l'anima dopo essere scivolata su femmine curve di lamiera, prima di fuggire carica di pensieri.
Il motore è l'unica musica autorizzata a fare colonna sonora di risate e tristezze, l'orizzonte non si capisce come faccia essere così infinito senza che tu fino ad oggi ti sia mai accorta di ciò e lo specchietto serve solo per capire di quanto ti allontani dal Sempre, dal Ogni Giorno, dal Devo e dal Nonposso
Ed è solo il parabrezza a separarti, non ti spieghi, dall'Adesso, dal Voglio, dal Menefrego, dal Sono Io.
Ecco, la magia è quando non c'è logica che dica come faccia questo coso curvo e curioso con l'aereodinamica di un fermacarte il fascino datato di una Marlène di altri tempi e la sua gelida geometria a dividere così tanto l'Io.
Come il suo meccanico denudarsi ti faccia deglutire un poco di emozione, anche la millesima volta.
Come sappia fare l'aria che la circonda e ti assale a passare - forse - tra i due emisferi della mente, quello razionale e quello emotivo, senza lasciarne uno spento, ma creando - suppongo - quel tanto di spazio, di intercapedine che non ci si spiega, ma finisce con il riempirsi di Vita.
Non tanto di quella vita che sicuramente ognuno ha vissuto fino al giorno in cui questo accade, quanto di quell'altra, quella messa via insieme ai fogli pasticciati di pastello di bambino quella che aveva la spada dei guerrieri che se ti rivedi nelle foto fai solo tenerezza, quella che alcuni hanno pensato di poter scrivere "prima" la sera della patente, del diploma, della laurea, e che poi molti se non tutti, chi poco chi tanto, abbiamo relegato nei cassetti del cuore, del ricordo, in quelle scatole di latta che dopo un po' non ti ricordi nemmeno più cosa ci hai messo.
Qualcosa rimandato, altro solamente compreso, su certe l'etichetta di impossibile su altre, le più fastidiose, quelle del non posso, odiose poi quelle del non riesco.
Quel vento che ti dicevo è carico sempre di un poco di tutto questo quando ti ritrovi un po' ipnotizzato a fissare la linea di mezzeria per l'occasione ragioneria catenaria del ricordo e del pensiero.
E' strano, ma vedrai te la dò un po' come garanzia della Casa, che qualcosa di simile a tutto questo accade.
Accade che la sentirai qualche volta più casa tua del tuo fidato divano accade che come un cane fedele la vorrai sempre più nelle foto dei tuoi viaggi accade che lei, in mezzo a mille, come una figlia, una mamma o una sorella, chè se non fosse di metallo penseresti a un patto di sangue, risalta in un parcheggio e non ti dare per matta più di tanto se arrivandole incontro penserai che quella faccia da cocker stia guardando proprio te, accade....
L'augurio migliore è che tu possa vivere anche solo in minima parte quanto fin qui questa testa un po' matta ha pensato di scriverti lasciando libero il proprio sentire.
Ma sono quasi certo che se un giorno ti capitasse di riprendere in mano queste parole bislacche troverai il modo di aggiungere qualcosa, di dire che c'era ancora dell'altro che non ho scritto e che stava in quel vento a cui non sai dare un nome che da queste parti un po' sbrigativamente chiamiamo un po' tutti Gnù -
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